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Bufale Elettriche

In questo post tratteremo un argomento ahimè molto attuale di questi tempi, che abbiamo trattato in precedenza in una nostra live su Facebook (link a fine articolo). Sarà un approfondimento sulle auto elettriche, che non sfocerà necessariamente sul tecnico, ad esempio sul funzionamento delle auto e della ricarica delle stesse, ma che si concentrerà sulle bufale. Ovvero le informazioni che spesso circolano in rete, sui social network e, perché no, anche su alcune testate giornalistiche e su alcuni blog, blasonati o meno… Informazioni che, per quanto “scenografiche” e apoliticamente verosimili, hanno tutte una cosa in comune: non sono suffragate dai dati e dai numeri.

E và da sé, nella maggior parte dei casi, sono false…

Le fonti

Le fonti da cui  potremmo aver attinto i contenuti di questo articolo sono sostanzialmente due:

-“Mio Cugggino” (o “un mio amico”, “mio fratello”, “il mio calzolaio di fiducia” ecc.)

-Il Blog di Paolo Attivissimo

 

La prima fonte, ovvero “Mio Cugggino”, è la famosissima fonte di disinformazione che ha letto le notizie su internet, ma non si ricorda dove. È quello che “glielo hanno detto al bar”, ma non si ricorda chi, però erano così convinti “che allora è vero”. E infine è quello che “l’ha visto con i suoi occhi”, ma non si ricorda dove, anche se è sicuro di averlo visto/letto. Insomma, avete capito il tipo.

La seconda fonte, Paolo Attivissimo, è invece un famoso giornalista e debunker italiano che, oltre a curare un blog dedicato alla “caccia alle bufale” chiamato “Il Disinformatico”, possiede anche un blog chiamato “Fuori di Tesla” interamente dedicato a sfatare i falsi miti e le bufale sulle auto elettriche.

Tra le due fonti, senza nessuna offesa a Mio Cugggino, abbiamo ritenuto più affidabile Paolo Attivissimo.

Ora vediamo le bufale.

La produzione e lo smaltimento delle batterie inquina più delle auto diesel e benzina

Una delle notizie più popolari che mira a screditare le auto elettriche. Essendoci pochi dubbi sulle zero emissioni di CO2 delle elettriche, e dando per scontato che l’energia utilizzata per la loro ricarica sia prodotta con energie rinnovabili, i dubbi vengono spesso dirottati sulla produzione e lo smaltimento delle batterie.

I minerali più utilizzati per la produzione delle batterie delle auto elettriche sono Litio e Cobalto, la cui estrazione implica un grande impatto ambientale e anche sociale. Sebbene esistano miniere in cui i diritti dei lavoratori vengono tutelati, in altre i lavoratori vengono sfruttati pesantemente.

Parliamo allora di petrolio.

Estrarre petrolio non produce inquinamento? Non provoca guerre (e morti) per il controllo dei territori?

Quando le navi petroliere si incagliano, il trasporto del greggio non provoca ingenti danni ambientali? La raffinazione del petrolio non ha un altissimo impatto ambientale?

Potremmo quindi mettere l’estrazione dei minerali necessari alla produzione delle batterie sullo stesso piano di quella del petrolio, in termini di impatto ambientale. L’unica differenza, come abbiamo sottolineato prima, sono le emissioni dei veicoli. Mentre i veicoli elettrici producono zero emissioni, lo stesso non possiamo dire dei veicoli a motore termico.

Quindi se non è la produzione, il problema è lo smaltimento?

Il problema dello smaltimento si porrebbe seriamente se le batterie di ogni auto elettrica venissero dismesse o rottamate insieme all’auto. Ma in realtà non è così. La vera domanda che ci dobbiamo porre è: quanto può durare una batteria?

Ogni Casa Automobilistica garantisce le batterie con cui sono equipaggiati i propri veicoli dagli 8 ai 10 anni, praticamente quanto la “vita” media di un’auto. Durante l’utilizzo dell’elettrica non avremo infatti bisogno di sostituire le batterie, a meno di guasti o problemi che sono coperti dalla garanzia della Casa Costruttrice.  Ovviamente, dopo 10 anni di utilizzo le batterie avranno un calo circa del 20% della loro capacità. Ma, dopo una decade, anche altre componenti dell’auto potrebbero usurarsi, pensiamo agli interni ad esempio. Quindi potrebbe avere senso cambiare auto.

Potremmo dunque decidere di rottamare l’auto, ma non le batterie. Nonostante una perdita di “elasticità” dovuta ai numerosi cicli di carica, queste ultime potrebbero essere riutilizzate per almeno altri 10 anni. Come? All’interno dei gruppi di continuità, ovvero apparecchiature elettriche (utilizzate ad es. da ospedali, aziende, ecc.) che forniscono energia elettrica in caso di cali di tensione o di blackout.

Le batterie di un’auto elettrica potrebbero quindi durare 20 anni. E poi?

Già oggi il COBAT (nato come Consorzio Obbligatorio Batterie al Piombo Esauste e Rifiuti Piombosi) possiede le tecnologie necessarie per recuperare i minerali contenuti all’interno delle batterie, principalmente litio e cobalto. Perché oggi, quindi, sembrano non esserci aziende specializzate in questo settore?

Semplicemente perché il “parco” batterie esauste disponibile non è sufficientemente grande da garantire alle imprese di trarre dei grossi profitti da questa attività. Con il tempo e la maggiore diffusione della auto elettriche sicuramente anche questo tipo di business potrà prendere sempre più piede.

Se tutti girassimo con auto elettriche, non ci sarebbe abbastanza corrente

Se parliamo di potenza disponibile, ad esempio, se tutti facessimo il pieno di corrente per 400 km nello stesso momento sarebbe vero. Ma succederebbe lo stesso se tutti facessimo il pieno di diesel o benzina contemporaneamente. Un po’ come abbiamo potuto sperimentare durante lo sciopero dei benzinai. Il problema della disponibilità immediata esiste per tutti ed è per questo che dobbiamo basare i nostri calcoli sul consumo medio annuo.

Come scrive Paolo Attivissimo, in Italia il consumo energetico totale annuo è di circa 300 TWh, il parco auto circolante in Italia è di circa 38 milioni (fonte Unrae), la percorrenza media giornaliera di un automobilista italiano è invece di circa 30 km.

Il consumo medio di elettricità, se tutte le auto in Italia fossero sostituite da delle Tesla Model S e tutti percorressimo una media di 30 km al giorno, sarebbe di 80 TWh, ovvero solo il 25% in più rispetto a quello che già normalmente consumiamo nel nostro paese.

A questo incremento arriveremo gradualmente negli anni. Nel frattempo possiamo strutturarci, sia come nazione che come singoli cittadini, per produrre quell’energia in più da fonti rinnovabili.

Le auto elettriche si incendiano ed esplodono più facilmente rispetto a quelle diesel e benzina

Nonostante non sia facile trovare numerosi studi e delle fonti ufficiali attendibili, la National Fire Protection Association (USA, 2018; citato da Paolo Attivissimo) dichiara che un automobilista ha cinque volte più probabilità di subire un incendio in un’auto a benzina convenzionale che in un’auto elettrica. Un altro studio americano afferma invece che gli incendi affliggono 1 auto endotermica su 1500. L’unica casa automobilistica che tiene traccia di questo tipo di statistiche è Tesla, che afferma come solamente 1 auto ogni 7500 si incendi.

Perché quindi “mio cugggino” legge sempre, “gli hanno detto” e mi riferisce di leggere continuamente di auto elettriche che si incendiano? Perché, banalmente, ogni volta che un’auto endotermica (o a motore termico) prende fuoco raramente i media ne parlano. Accade il contrario per le elettriche, ogni volta che un’auto elettrica si incendia la notizia viene riportata da tutti i media, a volte anche con toni allarmistici. I motivi? Beh, quelli li lasciamo alla vostra interpretazione.

La silenziosità delle auto elettriche è pericolosa per i pedoni

Non esistono statistiche che indichino una maggiore frequenza di incidenti che coinvolgono pedoni ed auto elettriche. E, in ogni caso, non succede per un banalissimo motivo: chi guida un’auto elettrica o un’auto ibrida sa benissimo che, se guida a passo d’uomo in centro, i pedoni non lə sentono e si comporta di conseguenza. Presta maggiore attenzione, è prontə a dare un “un colpetto di clacson” nel caso qualcuno non si accorga di lui/lei e così via.

Inoltre dal 1° luglio 2019 tutte le vetture ibride ed elettriche nuove sono obbligatoriamente equipaggiate con un sistema denominato AVAS Acoustic Vehicle Alert System, ovvero un segnalatore acustico, o volgarmente un “cicalino” di intensità tra i 56 ed i 75 decibel, che le auto elettriche emettono a velocità inferiori ai 20 km/h e allerta i pedoni del passaggio. Il problema quindi si pone ancora meno. Soprattutto se pensiamo che un normale veicolo termico, a basse velocità, emette circa 70 decibel di rumore e una volta superati i 30 km/h subentra il rumore del rotolamento dei pneumatici che è di uguale intensità sia per le auto elettriche che per le auto a motore termico.

Un modo per sconfiggere le bufale

Se vuoi conoscere meglio le auto elettriche, sconfiggere l’ansia da ricarica e scoprire le ultime bufale elettriche partecipa alla Ecoverso Electric Academy! Una giornata in cui potrai toccare con mano le auto elettriche più diffuse sul mercato (Renault, Nissan, Hyundai, Kia e anche Tesla), ma soprattutto capire in maniera chiara e semplice tutto ciò che serve per caricarle: modi, tempi e costi; sull’auto, da casa o da una colonnina pubblica.

 

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carlo sidoli

credo che Attivissimo sia nato in Gran Bretagna e risieda in Svizzera, anche se possiamo considerarlo italiano e tutti gli effetti. Accenno agli inconvenienti della tenuta delle tubazioni per il conferimento degli idrocarburi e anche all’assurdo, quotidiano, inquinante, congestionante sistema di rifornimento delle stazioni di servizio tramite autobotti.

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4 novembre 2021 - 15:34
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